Poip, la startup che insieme a IBM vuole rivoluzionare la comunicazione aziendale

 
Poip è una piattaforma che rende facile e veloci le comunicazioni di lavoro. “È sicuro, facile da usare e tutta in cloud, quindi non c’è mai bisogno di scaricare nulla su computer”, racconta  Edoardo Tosetti, uno dei  tre founder e CEO della società. Recentemente IBM  ha scelto di finanziarla con 10 mila dollari di grant al mese per un anno, spendibili in infrastrutture e tecnologia. Una delle poche al mondo. “Entro maggio saremo sul marketplace di IBM – spiega Tosetti-  i prossimi passi saranno l’allargamento della base di clienti e, nel 2016, l’internazionalizzazione. Sempre qui da PoliHub, che è, e vogliamo rimanga, la nostra casa in Italia”.
 
Un viaggio, quello di Poip, che parte da lontano. Siamo a fine 2010 e i due founder Edoardo e Alessandro, ai quali poi si aggiungerà Alberto e più avanti Michele, fanno un viaggio in Silicon Valley. “Abbiamo respirato entusiasmo, siamo tornati cambiati, folgorati: è nato e cresciuto in noi lo spirito imprenditoriale e proprio a inizio 2011 è nata l’idea di Poip”. Come spesso accade, l’intuizione nasce da un’esperienza personale: Edoardo e Alessandro lavorano insieme a un progetto che si occupava di fornire l’acceso alla fibra ottica a piccole e medie aziende a Novara.
 
Entrando a contatto con il personale e la struttura delle società, si sono resi conto che tutte erano accomunate da un problema: la difficoltà di comunicazione all’interno dell’azienda. “Skype è di gran lunga il sistema più usato, anche se non è molto adatto, soprattutto per la scarsità di sicurezza- continua Edoardo- Il Cloud è la tecnologia che da qui al 2020 rivoluzionerà la comunicazione. Con Poip abbiamo intercettato il mercato, lavorando però molto sulla facilità di utilizzo e sulla sicurezza. Il beneficio, anche in termini di costi per l’azienda, è reale. Con l’uso degli Analytics per esempio un’azienda che utilizza la piattaforma può capire quante volte un comparto ha biogno di comunicare con un altro o qual è il momento migliore pr farlo”.
 
“Adesso che siamo ai blocchi di partenza e quasi pronti a confrontaci con il mercato la paura di certo cresce, però Poip per noi è tutto – ribadisce – quando abbiamo iniziato, non l’abbiamo fatto per ripiego o perché non riuscivamo a trovare lavoro. Ci abbiamo creduto a subito, e fino in fondo”.
 
I momenti difficili non sono stati pochi: “Il primo pitch l’abbiamo fatto ai nostri genitori che ci stanno ancora supportando. Del resto, al momento abbiamo scelto di rimanere proprietari di tutte le quote della società, anche se vorremmo diventare spinoff del Politecnico e a quel punto potremmo decidere di fare un round di finanziamenti”.
 
Poi qualche problema nella strutturazione del team, che ora è solido e stutturato, e “farsi ascoltare: è frustrante avere un’idea e scontrarsi contro porte chiuse o gente che ti fa parlare  ma intanto pensa a rubartela. Per questo in PoliHub abbiamo trovato un’oasi e il network di persone giusto con cui lavorare,  confrontarci, crescere. È proprio grazie a un mentor del PoliHub che siamo riusciti ad avviare la collaborazione con IBM”.
 
A chi sta provando a ettere sul ercato la propria idea Tosetti consiglia di:
 
Provare subito se l’idea funziona. In Silicon Valley abbiamo imparato che si deve fare, senza perdersi troppo in calcoli e progetti.  
 
Scegliere bene l’incubatore e la struttura  cui appoggiarsi perché “in Italia è pieno di tagliagole”
 
Investire del tempo a fare networking. Conoscere persone, scambiarsi idee, costruire relazioni.