Club di Mentor: il crowdfunding, un’opportunità per le startup

Ultimo incontro del 2016 quello di ieri sera che ha visto riunirsi in Sala Arena il Club di Mentor di PoliHub. Dopo gli incontri dedicati ad “Open Innovation”, “Lean Organization per la progettazione di strutture organizzative” e “From startup to scale up”, il tema della serata è stato “L’opportunità del crowdfunding per la nascita e la crescita delle startup”.

“Il Club di Mentor, partito quest’anno, sta andando molto bene, stiamo infatti lavorando al progetto relativo al 2017”, ha raccontato Stefano Mainetti, CEO PoliHub, in apertura dei lavori. “Riteniamo questi incontri molto utili per creare cultura, per questo, anche per il prossimo anno intendiamo continuare nel solco che abbiamo tracciato fino a qui. Occorre un metodo per approcciare il crowdfunding, conoscere i limiti normativi per lavorare con l’equity crowfunding. Capire come si muove questo mondo è indispensabile per poterlo interfacciare nel modo giusto”.

 

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Mainetti ha poi lasciato la parola a Stefano Mizio, Head of Mentorship Program di PoliHub, che nell’introdurre il quarto workshop, ha detto: “Si tratta di un bel percorso. Questi incontri si inseriscono in una cornice generale che mira a fornire strumenti ai nuovi mentor di PoliHub. Vi aspettiamo il 5 dicembre con il Demo Day dove potrete sentire i pitch. Voglio ringraziare i mentor e le startup che stanno dedicando tempo a noi”.

Infine, è stato il turno di Giancarlo Giudici, direttore Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano e “ospite d’onore della serata”.

Giudici ha iniziato illustrando come il crowdfunding sia la ricerca di finanziamenti per un progetto specifico attraverso un appello rivolto alla “folla” dei navigatori di Internet. Può avvenire direttamente (attraverso un sito) o, come più frequentemente accade, attraverso piattaforme specializzate. Delle tre tipologie – all or nothing, soglia minima e soglia massima e take it all – solo le prime due sono utilizzate per l’imprenditorialità, mentre la terza viene utilizzata in caso di mecenatismo o beneficienza.

“Il volume del crowdfunding raddoppia ogni anno dal 2013. I diversi modelli si differenziano in base alla ricompensa. Il mercato maggiore è quello landing based ossia i fondi che poi verranno restituiti con un tasso di interesse, in modo simile ad un finanziamento bancario. Anche in Italia, il mercato continua a crescere con 69 piattaforme attive e 13 in fase di lancio nel 2015. È però molto elevato il tasso di mortalità”.

Giudici ha poi mostrato i principali modelli di crowdfunding: donation-based, non indicato per le imprese; reward-based, con la possibilità per i finanziatori di ricevere una ricompensa o un premio non monetario e infine, pre-selling, in cui  la ricompensa è un pre-acquisto del prodotto o servizio dell’azienda,  in caso di successo nell’avvio delle attività

“Tendenzialmente le campagne o vanno molto bene o molto  male”, ha continuato Giudici, presentando alcuni casi esplicativi, tra cui quello di FABtotum, startup nata proprio in PoliHub, acquisita da Zucchetti nel 2016, che ha raccolto quasi 600.000 dollari grazie al crowdfunding per finanziare la sua stampante 3D e, nel primo anno, ha raggiunto 1,5 milioni di euro di fatturato.

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Quali sono gli ingredienti del successo di una campagna? “Sono semplici: la struttura delle ricompense, la qualità delle informazioni che si veicolano e il supporto multimediale che si fornisce, il capitale sociale dei promotori dentro e fuori la piattaforma ed il coinvolgimento emotivo nel progetto”.

Infine, il tema del crowdinvesting, un “sottoinsieme” del crowdfunding, che può essere lending-based simile al microcredito o equity-based, in cui i finanziatori diventano a tutti gli effetti “soci” dei proponenti. Nella carrellata di casi mostrati, quello di Monzo, la raccolta più veloce della storia con quasi 1 milione di sterline in 96 secondi o GoHenry, che ha raccolto quasi 4 milioni di sterline, il massimo consentito dalla normativa europea.

È seguita una panoramica delle norme ed i numeri del fenomeno in Italia, dove le offerte pubblicate sono 69 di cui 24 chiuse con successo ed altrettante senza. Alcuni dati rilevanti: la Lombardia è la regione di ben 16 delle 47 imprese protagoniste di una campagna di equity crowdfunding su portali autorizzati da CONSOB e il profilo tipico del crowdfunder è un uomo quarantenne. Le donne rappresentano soltanto il 18% del settore.

In chiusura, un veloce sguardo a due realtà ancora “giovani” nel nostro Paese: il lending crowdfunding cioè la modalità secondo cui gli investitori possono prestare denaro attraverso Internet a persone fisiche o imprese a fronte di un interesse e del rimborso del capitale e all’invoice trading, ossia la cessione di fatture commerciali attraverso un portale Internet che seleziona le opportunità e sostituisce il tradizionale “sconto” della fattura attuato dalle banche.

Al termine dell’incontro il consueto  spazio per il netwoking.

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