Change is our Chance: la recessione, il momento migliore per fondare una startup

In un periodo di grande difficoltà quale quello che stiamo attraversando dire che questo sia il momento migliore per fondare una startup può sembrare controintuintivo. Eppure in PoliHub ci crediamo ogni giorno che un futuro diverso sia possibile e che questa emergenza che ci ha colti tutti alla sprovvista possa essere in realtà una grande opportunità che ci sta offrendo una pagina bianca su cui possiamo riscrivere noi la storia. “Viviamo un momento unico, che ci ha obbligati tutti a modificare il nostro stile di vita ma non solo: la pandemia sta ridisegnando i bisogni delle persone e di interi mercati. Un periodo come questo rappresenta una frattura dirompente con il passato, una discontinuità che fornisce l’opportunità al nostro Paese di mettere in discussione ciò che non funzionava e dare slancio ad una crescita solida su basi nuove” afferma la General Manager di PoliHub, Claudia Pingue. “Ma a partire da ora la differenza la farà ciò che di nuovo metteremo in campo per comporre l’infrastruttura del paese che vogliamo diventare”.

Con questa convinzione lavoriamo per le nostre startup cercando di fornire loro sempre maggiori strumenti, mettendo a disposizione dei nostri imprenditori nuovi servizi di valore, capaci di dar loro le risorse per continuare a crescere e aiutarli a prevedere i possibili scenari del mercato. In quest’ottica, abbiamo coinvolto tra i nostri expert anche Massimo Sgrelli, Founding Partner di LombardStreet Ventures, da 12 anni in viaggio tra Italia e San Francisco, e che in PoliHub affiancherà le nostre incubate con il servizio “Product&Growth Consulting: start in Italy and blossom in Silicon Valley” per supportare le nostre startup a pensare in grande e competere globalmente.

Non ha dubbi Sgrelli, protagonista del primo Club di Mentor digitale, con cui abbiamo parlato a margine dell’evento, “Almeno 15 degli unicorni che oggi vediamo sulle pagine tutti i giornali sono nati durante la crisi, fra il 2008 e il 2009. Mi riferisco ad aziende come Airbnb, Pinterest, Slack, Stripe, Uber, WhatsApp, solo per citare i più famosi”, ci racconta Sgrelli.

Un cambio totale di scenario

“Le recessioni da sempre spaventano e causano danni enormi alle economie ma creano anche incredibili opportunità. Solitamente a soffrire di più sono le aziende più grandi perché hanno costi fissi che diventano insostenibili. In questa recessione, però, stiamo vedendo in difficoltà anche tante piccole realtà. La recessione permette a chi è piccolo e snello di avere maggiori possibilità di sopravvivenza perché a costi bassi può decidere in tempo reale, cosa che una grande organizzazione non è in grado di fare”.

Il primo tema rilevante è proprio questo: un elemento della resilienza delle imprese è dato dalla velocità di decisione. “È qualcosa che vale per tutti: in una fase di recessione la velocità con cui vengono prese le decisioni può essere il discrimine tra chi ce la fa e chi affonda”.

In poche settimane negli USA sono andati in fumo 17 milioni di posti di lavoro. “Le aziende devono potersi sgonfiare in fretta”, prosegue Sgrelli. “Aziende cn enormi riserve possono fare anche giochi diversi: Facebook, Google, Microsoft stanno dando 12 settimane di paid sick leave in un Paese dove non esistono le malattie pagate. Le grandi aziende hanno comunque dei loro ammortizzatori sociali. L’opportunità vera però è per i piccoli e piccolissimi. Nelle fasi iniziali le aziende non hanno nulla da perdere. In questo preciso momento storico poi la capacità di cogliere e rischiare è ancora più indolore perché, banalmente, non può andare peggio di così. Aver livellato lo stadio di sviluppo di tante aziende, aver messo un blocco a tanti può voler dire che si può ripartire tutti dalla stessa linea. Vince chi scatta più velocemente e i più piccoli hanno maggiori possibilità di riuscire a farlo ed enormi vantaggi”.

Ma come è possibile? Secondo Sgrelli recessioni di questa portata aprono sempre opportunità perché cambiano completamente lo scenario. “Questo momento particolare, dal punto di vista del business capita ogni 100 anni. Siamo in una situazione molto diversa dal 2008. Qui non siamo di fronte ad una crisi economica ma a qualcosa di più profondo che sta cambiando totalmente il modo di vivere delle persone. Non si tratta soltanto di recessione, piuttosto di un vero e proprio cambio di paradigma che ci trasformerà per sempre”.

L’impatto emotivo e sociale

Un impatto emotivo e sociale che rimodella anche le nostre priorità. Negli USA, ad esempio, una delle startup che sta crescendo di più è Calm, un’app per la meditazione e la riduzione dello stress.
“Nel bel mezzo di una pandemia, di startup che puntano sul benessere psicofisico dovrebbero nascerne a centinaia. Una startup che sta crescendo a un ritmo vertiginoso è Silk + Sonder che consegna un’agenda actionable pensata per le donne e per aiutarle a strutturare al meglio le proprie giornate. Casi come questo sono blind spot che nelle recessioni possono essere meglio identificati perché sono evidenti e chi prima li coglie avrà maggiori possibilità di crescere. Le startup non devono necessariamente essere digitali ma devono avere la capacità di volare verso l’alto come missili”.

Secondo Sgrelli un altro canale interessante è quello che riguarda la gestione del lavoro da remoto. In un momento come questo tagliare i costi è di vitale importanza. “Le curve di crescita delle startup sono state tagliate del 60%. La grande opportunità per il nostro Paese deriva dalla nostra capacità di creare software. Capirlo ci permetterà di ripartire molto più velocemente”.

La raccomandazione dei Venture Capitalist è di tagliare i costi il prima possibile. “Le startup che stanno risentendo meno sono quelle che hanno già affrontato un Round D, E, F con un parterre di investitori con grossi VC tier-one che continuano a investire. Magari sono più prudenti nei nuovi investimenti per continuare a supportare le startup che hanno già a portfolio”.

Le aziende che hanno avuto la lungimiranza di raccogliere capitale anche quando non era necessario sono quelle che saranno avvantaggiate.

Un cigno nero

“Questa non è una bolla ma un cigno nero, un evento che impatterà su tutto, devastando la crescita dell’economia globale. Dobbiamo adattarci e imparare velocemente a diventare lean. Non è il momento più semplice ma è proprio quello migliore. E’ innegabilmente anche un momento di selezione naturale. Le aziende che vedono il mondo come un mercato potenziale avranno un futuro e sono convinto che molte ce la faranno perché è chi non molla e pensa in grande che rimane a galla”, ha concluso Sgrelli.