All’Update, protagonista Cisco. “L’azienda è una piattaforma e l’algoritmo sono le persone”  

Nuova formula per il primo Update del 2021. Il tradizionale appuntamento dedicato alla community di Polihub ha visto protagonisti sul parco virtuale di Anche le aziende hanno l’X Factor. Si chiama “Company Culture”Agostino Santoni, Vice Presidente Cisco Sud Europa e Amministratore Delegato Cisco Italia e Stefania Capelli, People & Communities Lead Cisco Sud Europa.

Dopo la presentazione della nuova Carta dei Valori di PoliHub, documento che a breve verrà reso disponibile a tutta la community, voce ai Polihubber con Agade, startup che ha brevettato un esoscheletro intelligente, compatto e leggero in grado di ridurre i disturbi muscolari, EClub Polimi, associazione studentesca del Politecnico di Milano con l’obiettivo di diffondere la cultura imprenditoriale all’interno dell’Università, e JempJunior Enterprise che offre consulenza ad aziende internazionali, gestita interamente da studenti del Politecnico di Milano.

La parola è poi passata ai protagonisti dell’incontro che hanno illustrato come la cultura organizzativa sia strategica per il successo di un’azienda e come le persone che ne fanno parte siano il motore del cambiamento.

Il focus, condotto da General Manager di Polihub, Enrico Deluchi, si è aperto con una domanda per Agostino Santoni: “Cosa significa veramente parlare di cultura aziendale? Perché è importante? Cosa caratterizza la cultura aziendale in Cisco?”.

“È importante dedicare tempo al tema della cultura aziendale, al bilanciamento tra business, cultura e missione delle aziende”, ha affermato Santoni. “Lo scopo di Cisco è quello di alimentare un futuro inclusivo per tutti. Avere chiaro lo scopo di un’organizzazione alimenta nell’organizzazione un energia incredibile e se si trasforma lo scopo in energia tutto diventa possibile. Noi ci occupiamo di internet, essenzialmente sotto tre aspetti: far funzionare internet, rendere la rete più sicura e connettere le persone con le nostre applicazioni. Quando abbiamo pensato di associare queste tre piattaforme tecnologiche con la responsabilità sociale si è creata un’energia capace di far funzionare tutte le attività del business. Oggi dedico il mio lavoro a creare un ponte solido tra la cultura dell’azienda e il focus del business”.

La relazione tra persone e business è stata ulteriormente sottolineata da Stefania Capelli che ha rimarcato l’esperienza di Cisco rispetto a Great Place to Work, la classifica annuale che indaga il clima aziendale, il suo miglioramento e l’employer branding. “In Cisco utilizziamo Great Place to Work essenzialmente per due ragioni: perché è un checkpoint per capire dove va l’organizzazione e per un tema reputation perché ci consente di confrontarci sul mercato. La partecipazione a indagini come questa ci mette nelle condizioni di migliorarci e innovare. Al di là della classifica è una rappresentazione dell’azienda e, quindi, del business. Le aziende non sono solo prodotti. Chi compra, compra anche fiducia”, ha sottolineato Capelli. “Un paio di anni fa avevamo notato come i risultati più bassi venissero dalle persone più giovani e da meno tempo in azienda. Questo ci ha dato lo spunto per un esperimento: abbiamo attivato una community per i giovani professionisti e gli abbiamo creato un percorso personalizzato. Gli abbiamo affiancato degli ambassador che li supportassero e li portassero a conoscere l’ecosistema esterno. Questo ha consentito loro di conoscere e apprezzare il mondo professionale in cui lavoravano e di creare network fra loro. Ora sono la categoria che ha i risultati migliori”.

“Ma cosa c’entrano le attività di social responsibility con il business?”, ha indagato Deluchi.

“Se prendo dalla mission l’idea di inclusività e la sommo alla generosità e ai valori che mostrano le persone che in Cisco si dedicano ad attività extralavorative come quelle delle nostre community, il risultato è una restituzione straordinaria, un modo incredibile per legare le persone”, ha raccontato Santoni. “In Cisco abbiamo oltre 400 Academy che hanno l’obiettivo di diffondere le competenze digitali. Alcune di queste sono molto speciali perché sono in posti speciali. Come quella del carcere di Bollate, che ci rende particolarmente fieri. O Secondigliano o il Beccaria. Siamo andati nelle carceri con l’idea di dare una seconda possibilità alle persone. Così come abbiamo scelto di sostenere le persone senza fissa dimora. Con Comunità Sant’Egidio gli abbiamo dato la casa e gli abbiamo dato la possibilità di costruirsi un futuro, acquisendo competenze digitali. Quando torni a casa dopo esperienze del genere non puoi non essere felice perché sai di aver contribuito a creare quell’energia che fa sì che quando si debba accelerare sul business le persone siano con te. È un tema di fiducia. La fiducia tra le persone crea speranza per il futuro. L’azienda è una piattaforma e l’algoritmo sono le persone”.

“Le parole sono importanti quando bisogna guidare le organizzazioni. Quali stili comunicativi scegliere per creare fiducia? Non si parla più di risorse umane ma di people e community. Cosa è cambiato?”, ha domandato Deluchi.

“Era necessario un cambio di passo per allontanarsi dall’idea dell’efficienza e della gestione del persone”, ha confermato Capelli. “Chi si occupa delle persone può essere artefice del cambiamento. La parola community ha a che fare con il community impact, con il creare una cultura inclusiva in cui avviciniamo le persone tra loro e alla società ma anche con un tema interno in cui le community sono i nostri clienti interni, con un’idea più fluida, più simile al concetto di personas del marketing”.

“Ogni tre mesi parliamo di risultati. La prima cosa che facciamo è premiare le persone che vengono prima di numeri e iniziative. Sono piccole cose che rimangono. Un’altra cosa molto importante che ho imparato è stata quella di non dimenticare gli errori dei miei capi e le mie esperienza. Quello che cerco di ricordare ai manager è che è necessario rispettare le persone e il loro lavoro con puntualità. La parola chiave è fiducia”, ha chiuso Santoni.