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MgShell: l’essenziale è invisibile agli occhi

MgShell: l’essenziale è invisibile agli occhi

Startup Stories - 02 Marzo 2021

Non una scelta casuale quella del titolo: il dispositivo messo a punto da MgShell è davvero piccolissimo e capace di salvare la vista dei pazienti affetti da maculopatia essudativa. Ne abbiamo parlato con il CEO, Marco Ferroni, che ci ha raccontato come dal suo dottorato di ricerca sia nata l’idea che oggi si pone l’obiettivo non solo di rivoluzionare il trattamento della prima causa di cecità nei Paesi industrializzati ma anche di aprirsi alla cura di altre patologie. Con un’enorme riduzione di costi e impatto su pazienti, caregiver e sistema sanitario.

Marco, ingegnere biomedico del Politecnico di Milano, ci risponde con una voce dal leggero accento romagnolo che rivela tutto il suo entusiasmo ed è subito disponibile a raccontarci la storia di MgShell, startup nata dal bacino del Politecnico e incubata in PoliHub.

 

Marco, ci racconti chi siete?

 

Noi di MgShell “costruiamo” innovazione nel settore oftalmico. Io e Francesco (N.d.R. De Gaetano) siamo rispettivamente CEO e CTO: siamo la parte operativa di MgShell. Accanto a noi, nel ruolo di co-founder, Federica Boschetti, docente del Politecnico e Advisor Scientifico, e Matteo Cereda, specialista e chirurgo retinico e Advisor Clinico. Siamo tre ingegneri e un oculista, tutti provenienti dall’ambito scientifico. MgShell nasce da un progetto di ricerca del Politecnico di Milano. Dopo alcuni anni in cui abbiamo sviluppato la “base” della startup, abbiamo iniziato ad affrontare le tematiche più vicine al mondo business. Abbiamo iniziato a chiederci che mercato avesse il nostro prodotto, se ci fosse un’estesa e condivisa esigenza clinica tra i pazienti, come dovessimo muoverci dal punto di vista brevettuale, se avessimo un business plan valido o convenisse continuare soltanto nella ricerca: tutti temi che oggi sono fondamentali per creare traction o fare fundraising. Le prime esperienze sono state molto promettenti. Come finalisti di S2P nel 2017 e poi vincitori di Startcup Lombardia nel 2018 eravamo molto stimolati a proseguire per presentare una proposta imprenditoriale solida, “divagando” e guardando alla nostra idea da diversi punti di vista, anche quelli non scientifici. Ad oggi stiamo sviluppando un dispositivo oculare a rilascio di farmaco che ha tutta una tecnologia realizzata ad hoc ma che deve rispondere alle esigenze del mercato, della tutela brevettuale e della scalabilità per essere utilizzata anche a fini clinici diversi.

 

Per esempio quali?

 

Noi nasciamo dal mondo oculare, in particolare il nostro core business è focalizzato sulla maculopatia essudativa che, ad oggi, è la prima causa di cecità nei paesi industrializzati tra gli over 50. In MgShell sviluppiamo un “contenitore” di farmaco per migliorare l’aderenza dei pazienti al protocollo terapeutico e diminuire drasticamente l’abbandono al trattamento, causato dalle frequenti iniezioni, oggi gold-standard treatment per una simile patologia, evitando tantissimi casi di perdita della vista. Ma potenzialmente all’interno del dispositivo può essere caricato qualunque principio attivo. Questo è un enorme vantaggio perché ci consente di utilizzare la stessa capsula per veicolare all’interno dell’occhio anche farmaci per altre patologie, e perché no, in futuro, anche al di fuori dell’ambito oftalmico.

È uno dei vostri obiettivi?

 

Il nostro dispositivo è iniettabile e può essere utilizzato anche in campo post operatorio o come applicazione sottocutanea per altre patologie che richiedono dosi di farmaco con un rilascio nel tempo ben preciso. La durata del nostro dispositivo è modulabile in funzione della configurazione scelta e, in particolare, del numero di dosi di farmaco che riusciamo a inserire all’interno. Se ci riferiamo al comparto oculare pensiamo a sistemi di dimensioni molto piccole, che possono aumentare nel caso dell’utilizzo sottocutaneo. Abbiamo scelto di realizzare dispositivi bioriassorbibili piuttosto che ricaricabili perché questi ultimi richiedono di essere impiantati tramite operazione chirurgica, differentemente da quanto avviene per i dispositivi iniettabili per i quali è sufficiente una procedura ambulatoriale tramite, appunto, una normale iniezione. Sostanzialmente l’ago con cui si inietta il dispositivo è lo stesso che viene normalmente utilizzato per la terapia. Questo doppio vantaggio in termini di riduzione dell’impatto e dell’invasività del trattamento è molto apprezzato da pazienti, caregiver e staff ospedaliero.

Da progetto di ricerca a impresa

 

Ce lo hai già anticipato, ma spiegaci più nel dettaglio: da dove nasce l’idea di MgShell?

 

Il progetto nasce nel 2015. Era un momento storico molto particolare: avevo finito la laurea magistrale e stavo iniziando il dottorato di ricerca in Bioingegneria su un progetto nell’ambito della medicina rigenerativa. Un giorno in laboratorio (LaBS, Politecnico di Milano) arriva Matteo (N.d.R. Cereda), nostro co-founder e specialista retinico, e da quella prima riunione emergono molti temi clinici che a lui sarebbe piaciuto affrontare dal punto di vista tecnologico. Dopo una serie di proposte non realizzabili nel nostro laboratorio, da una chiacchierata con Federica (N.d.R. Boschetti), emerge il tema del trattamento della maculopatia, per la quale all’epoca non esisteva altro trattamento che le iniezioni periodiche nell’occhio, per la quale sarebbe stato perfetto un dispositivo a rilascio di farmaco. A quel punto Federica mi ha proposto di modificare il progetto di ricerca del mio dottorato. L’idea mi è piaciuta moltissimo anche perché si trattava di un ambito nuovo sia per me sia per le tematiche di ricerca del laboratorio: da lì è partito tutto il progetto che mi ha visto impegnato nello sviluppo delle metodologie e nella valutazione di evidenze scientifiche che hanno portato al concept del dispositivo, sempre a stretto contatto con Matteo e Federica. Francesco è salito a bordo poco dopo. Era il mio compagno di ufficio e quando ho capito che c’era interesse rispetto alla nostra idea, mi sono reso conto che mi serviva un partner in crime. Per le sue competenze e per il percorso comune che avevamo condiviso gli ho proposto di unirsi al progetto. Questo avveniva nell’estate del 2018, poco prima di Startcup Lombardia. Dopo la vittoria ci siamo costituiti, nell’aprile 2019. Nel frattempo abbiamo portato a casa anche altri risultati, fra cui il Premio Manfredi, da cui è nata l’incubazione e la partnership con PoliHub. Il 2019 è stato un anno importante, in cui abbiamo investito sulle competition. Abbiamo vinto il Premio Marzotto dedicato al network incubatori e acceleratori, poi la Life Science Competition di G Factor. Nel 2020 abbiamo vinto il bando Brevetti+ e alcuni bandi per la valorizzazione dell’IP, tutte risorse che stiamo utilizzando per le nostre attività di Proof of Concept. Attualmente siamo in fase di sperimentazione preclinica in vitro e ci stiamo preparando per il primo studio pilota su animale.

Una filosofia WIN-WIN-WIN

 

Come immaginate il futuro di MgShell? Io me lo immagino roseo. MgShell, per quello che propone e il valore che crea, è una startup che va incontro alle esigenze di numerosissimi stakeholder. La nostra value proposition punta a ridurre l’impatto dell’attuale trattamento terapeutico sui pazienti maculopatici, sullo staff ospedaliero, sulla spesa sanitaria. Creiamo valore per aziende farmaceutiche che possono aumentare il vantaggio competitivo dei propri farmaci, migliorando enormemente la qualità di vita dei pazienti. Oggi questo significa evitare che il 40% dei pazienti che abbandona la terapia diventi cieco, significa ridurre drasticamente l’impatto sociale che le patologie croniche hanno. Ecco la nostra filosofia WIN-WIN-WIN: migliorare l’aderenza dei pazienti al trattamento, diminuire la spesa sanitaria, creare nuove opportunità di business per le aziende farmaceutiche.
Per il futuro vorrei che MgShell si inserisse come opportunità in questa “catena del valore” e riuscisse a fornire un veicolo per farmaci che le aziende farmaceutiche siano in grado di direzionare nella propria pipeline di prodotti aumentandone l’efficacia a favore dei pazienti che devono essere trattati. Oggi più del 70% delle vendite in ambito pharma deriva da know-how e prodotti sviluppati esternamente e poi acquisiti. La maturità tecnologica che puntiamo ad avere in un paio d’anni sarà quella che ci consentirà di andare dalle aziende di riferimento per capire come inserire la nostra tecnologia nella loro offerta.

 

Come mai avete scelto PoliHub? In che modo vi è utile?

 

In questa fase ma anche nelle prossime avere un incubatore come PoliHub che ci dia un supporto operativo ma anche di crescita per sopperire e imparare nei contesti in cui abbiamo meno competenze è fondamentale. Il supporto di PoliHub è andato in quella direzione: i mentor, il Compass ci hanno aiutato a organizzare il lavoro e dare una strategia chiara. Stefano Mizio e Lorenzo Boldrini sono stati fondamentali, affiancandoci sempre mentor funzionali alle nostre esigenze. Un altro strumento di cui abbiamo usufruito è stato l’access to funding con Nicola Rodriguez, opportunità molto importante che ci ha permesso di strutturare una strategia di fundraising a lungo termine. A fronte dei prossimi round punteremo sempre ad avere un team snello e funzionale. Quello che non riteniamo fondamentale lo esternalizzeremo per mantenere il know-how di MgShell verticale e coerente alla nostra proposta. L’unico rimpianto è che la pandemia non ci ha fatto vivere la vita dell’incubatore come avremmo voluto, quello che ti dava l’opportunità di incontrare la persona che ti poteva svoltare il business prendendo un caffè alle macchinette.

Dalla pandemia l’opportunità di crescere

 

Ci hai anticipato l’ultima domanda: la pandemia per voi ha rappresentato un ostacolo o un’opportunità?  Personalmente ho sempre vissuto i problemi come opportunità. E nella ricerca è sempre necessario pensare che tutti i risultati, anche positivi, vadano messi in discussione. Abbiamo avuto difficoltà evidenti perché abbiamo importanti attività di ricerca e con i laboratori chiusi è stato molto complesso. Ci sono stati certamente limiti e ostacoli ma, per esempio, il tempo in più che abbiamo avuto a disposizione ci ha permesso di focalizzarci su attività sulle quali non avevamo mai investito molto tempo. Indubbiamente abbiamo accumulato qualche mese di ritardo nel raggiungimento di alcune milestone ma il contesto ci ha aiutato anche a riflettere sul passato per migliorare il futuro. In un settore come il nostro, dove ho ammirato molto la capacità di alcune realtà di riuscire a pivotare o scalare immediatamente delle applicazioni in un contesto pandemico, mi è dispiaciuto non riuscire a fare altrettanto. Nel nostro specifico settore è difficile che la soluzione che stai studiando possa essere risolutiva di un problema emerso improvvisamente e in tempi brevi. La riflessione che abbiamo fatto ci ha portato a reagire continuando a fare bene e con ancora più passione quello che abbiamo iniziato a fare in MgShell, soprattutto per rispetto nei confronti di quei pazienti maculopatici che, a partire dal primo lockdown, non hanno potuto proseguire le terapie con conseguente perdita della vista.