Deep Tech e macchine volanti

Deep Tech e macchine volanti

Innovation Park - 10 Novembre 2020

di Stefano Mizio, Head of Startup Acceleration Programs & International Projects, PoliHub

L’occasione è la partecipazione ad una iniziativa di Camera di Commercio di Milano, Monza e Brianza – Tavolo Giovani – nel corso della quale ho discusso di Deep Tech Startup nella “nuova normalità” indotta dal Covid.

Stiamo vivendo un momento di forte discontinuità che in molti paragonano alla Seconda Guerra Mondiale per le ricadute e per l’impatto sul nostro futuro; futuro sicuramente incerto e ricco di sfide: le Nazioni Unite stimano che saremo, nel 2050, 10 miliardi, vivremo prevalentemente in grandi città, e saremo più anziani: cosa mangeremo? Nel frattempo dovremo fronteggiare la crescente desertificazione (sempre le UN stimano che nel 2030 avremo bisogno di 300 milioni in più di ettari di terra), su un pianeta dove il nostro contributo è di 51 miliardi di tonnellate di gas serra ogni anno… Non proprio un bel periodo…Il Covid ha accentuato un momento storico con sfide globali importanti. Ebbene in questo preciso momento – paradossalmente – abbiamo un “deficit di innovazione” e per citare Peter Thiel, “ ci avevano promesso le macchine volanti ed invece ci hanno dato 140 caratteri”, o, per dirla in altro modo, invece del Capitano Kirk e della USS Enterprise, abbiamo il comparatore di prezzi sul web o l’ennesima App per monitorare le nostre prestazioni da runner.

… negli ultimi mesi… pensate all’attenzione e all’ansia legata alla disponibilità di un vaccino… Se riusciremo in così breve tempo ad averlo…sarà merito della convergenza di diverse tecnologie in grado di velocizzare tutti i passaggi necessari richiesti. Algoritmi di AI, ultra-fast processing power garantita da quantum computers per simulare le complesse reazioni chimiche nella scopetta di nuovi farmaci. Dietro queste tecnologie, quasi sempre, si trovano le deep tech startup… i “fornitori di innovazione”. Ma cosa sono le deep tech startup?

Riporto due belle definizioni che sintetizzano la natura delle deep tech startup:

Deep tech, or deep technology, refers to those startups whose business model is based on high tech innovation in engineering, or significant scientific advances”

“Companies founded on a scientific discovery or meaningful engineering innovation … They are trying to solve big issues that really affect the world around them. For example, a new medical device or technique fighting cancer, data analytics to help farmers grow more food, or a clean energy solution trying to lessen the human impact on climate change”

Ricerca Scientifica applicata, AI, advanced materials, blockchain, biotechnology, robotics, drones, photonics and quantum computing…

Esempi di deep tech? Nel mondo farmaceutico tante, ma se guardiamo ad altri settori: startup che sviluppano filtri adsorbenti in grado di recuperare gli inquinanti o tecnologie e processi in grado di utilizzare le biomasse per produrre materiali oggi provenienti dalla cellulosa. Una tra le più note è Desert Control che ha sviluppato una sostanza – liquid nanoclay – che, spruzzata attraverso i normali sistemi di irrigazione, crea una sorta di spugna sul suolo in grado di trattenere l’umidità e distribuirla sul suolo. 10 anni di ricerca dietro questa innovazione. Chiaro l’impatto?

Il problema con le deep tech è che hanno bisogno di “tempo” (team di ricercatori, ricerca applicata, anni di studi) e “finanza” (una tipologia particolare di finanza e di investitori).

C’è la necessità di “accelerare” il trasferimento dai laboratori – luoghi dove si crea “l’invenzione”-  al mercato. Il Covid-19 può agire da catalizzatore.

Abbiamo accennato al tema dei VC: abbiamo bisogno anche di una nuova generazione di VC orientati anche all’impacting. Un solo numero (fonte Dealroom): se consideriamo il valore/le valutazioni relative a tutte le startup deep tech Europe dal 2000, otteniamo un numero pari a 150 miliardi di dollari (nel gruppo ad esempio è presente Deep Mind) e lo confrontiamo con la sola TikTok con un valore di 150 miliardi, emerge un forte sbilanciamento. Le deep tech aggiungono alla fisiologica asimmetria informativa tra fondatori e investitori, un elemento di incertezza ulteriore dovuto alla complessità legata alle tecnologie.

La sfida è quella di scovare le “Pepite” – mia espressione per descrivere le invenzioni – dentro le università e i centri di ricerca, lavorando sulla “Cultura Imprenditoriale” verso i team; scovando ed innestando nei team  gli Entrepreneurial Managers – figure con esperienza di business e motivate a lavorare su progetti ad alto potenziale – perché fare ricerca e azienda sono due mestieri diversi (ne parlo in un mio recente articolo).

Oggi il Covid è un catalizzatore perché ha creato un senso di urgenza che è la spinta necessaria per liberarsi dal campo gravitazionale di un approccio incrementale all’innovazione (Shallow Tech).

Abbiamo capito che servono più investimenti ma, aggiungo, più competenza; più programmi/stakeholder specializzati nell’accelerare il trasferimento (acceleratori, fondi, mentor, aziende ): in una parola, i Feeder che ruotino intorno ai team (inventori + imprenditori).

Come esempio concreto , e a me vicino, cito la piattaforma di accelerazione Switch to Product – S2P, organizzata dal Technology Transfer Office (TTO) del Politecnico di Milano, da PoliHub – Innovation Park & Startup Accelerator e da Deloitte Italia, che ha proprio l’obiettivo di implementare questo processo di Trasferimento con grant importanti legati anche al Covid-19, alla decarbonizzazione, grazie anche alla presenza di aziende come ENI Joule, la Camera di Commercio di Milano, Monza e Brianza, Get It… insomma, un bel segnale.

Concludendo, vorrei citare quello che diceva l’ex sindaco di Chicago – Rahm Emanuel: “ non lasciare mai che una crisi vada sprecata”. Magari tra 10 anni avremo le nostre macchine volanti!