Club di Mentor: tradizione, parola chiave per l’innovazione

Club di Mentor: tradizione, parola chiave per l’innovazione

News - 28 Aprile 2017

Innovazione e tradizione: due temi apparentemente divisi da una distanza incolmabile. Lo scorso 19 aprile, durante il quarto appuntamento del 2017 con il Club di Mentor di PoliHub, Federico Frattini, Director MBA & Executive MBA Division MIP Politecnico di Milano e docente della Lancaster University Management School, ha smentito questa idea dimostrando come innovazione e tradizione possono convivere, dando vita a casi di successo.

Ogni giorno le aziende affrontano sfide impegnative per la creazione di valore per i propri clienti. La chiave sembra essere la differenziazione rispetto ai competitor. Fino ad oggi l’innovazione è stata considerata una potente fonte di differenziazione e la tecnologia è ne è stato il motore principale. Ma molti nuovi modelli mettono in discussione questa affermazione mostrando come per fare innovazione sia necessario ripensare le sorgenti e mettere in discussione assunti dati per scontati.

L’innovazione non può più quindi essere indissolubilmente legata alla tecnologia ma va considerata come una ricerca di conoscenza e un processo di combinazione della conoscenza.

Il connettivismo, una nuova teoria sulla generazione della conoscenza ritiene che l’apprendimento e la conoscenza si basino sulla diversità delle opinioni. L’apprendimento è un processo di collegamento di nodi o di fonti di informazioni specializzate e la capacità di avere maggiore conoscenza richiede maggiori capacità critiche. Coltivare e mantenere i collegamenti è necessario per facilitare l’apprendimento continuo, in cui la capacità di vedere i collegamenti tra campi, idee e concetti è un’abilità fondamentale. Una conoscenza accurata e aggiornata è l’intento di tutte le attività di apprendimento connettiviste.

La sfida è trasformare il DNA dell’organizzazione dell’essere improntato al know-how, caratterizzato da specializzazione, focalizzazione, approfondimento, al know-where, le cui componenti chiave sono la visione sistemica, interconnessione e la complessità dei problemi.

Sono spazio, organizzazione, conoscenza e tempo le aree in cui ricercare l’innovazione, sostiene Frattini.

Secondo il pensiero convenzionale in materia di innovazione, affidarsi alle conoscenze e alle risorse del passato può causare dipendenza da percorsi, inflessibilità e conservativismo, riducendo così la capacità di un’azienda di soddisfare le attuali esigenze e aspettative ambientali e innovare con successo. I manager sono quindi “obbligati” a creare un senso di urgenza ed a respingere il passato e aprire le porte al futuro. Solo recentemente alcuni studiosi hanno cominciato a riconoscere i potenziali vantaggi della ricerca nel tempo per sviluppare innovazioni di successo. Questo succede da sempre in realtà. Per fare alcuni esempi, 3M ha innovato l’attività del circuito flessibile con 3M Flex, una soluzione sviluppata utilizzando tecnologie che l’azienda aveva quasi abbandonato negli anni ’80 e il motore a vapore sviluppato da James Watt è stato costruito migliorando ed integrando tecnologie già esistenti da decenni. Aboca, una delle aziende leader a livello mondiale nel settore healthcare, crea nuovi prodotti combinando antiche erbe medicinali utilizzate da secoli e dimenticate dalla ricerca farmaceutica con i più aggiornati processi di biotecnologia. Cassina, tra i maggiori produttori italiani di mobili, continua a innovare reinterpretando i prodotti di design iconici attraverso l’utilizzo di materiali moderni e processi di produzione.

Nonostante la crescente consapevolezza del fatto che la conoscenza passata ha il potenziale di sostenere e valorizzare il vantaggio competitivo di, la ricerca esistente in materia di innovazione offre poco aiuto per capire perché il passato possa essere prezioso e come i manager possano sfruttarlo per innovare con successo. Si sta facendo strada una nuova strategia di innovazione di prodotto chiamata innovazione attraverso la tradizione (ITT – Innovation Through Tradition), che consiste nel sfruttare conoscenze temporaneamente distanti per sviluppare nuove funzionalità e nuovi significati dei prodotti.

“L’argomento principale”, ha continuato Frattini, “è che la visione avversa del ruolo del passato nell’innovazione può generare un ‘recency bias’ che può condurre le imprese a dare un peso eccessivo alle conoscenze più recenti e trascurando così i potenziali vantaggi delle vecchie conoscenze. Maggiore affidabilità, maggiore unicità, riduzione delle applicazioni non corrette e maggiore credibilità sono solo alcuni dei vantaggi nell’uso di conoscenze temporaneamente distanti fra loro. Rinunciare a questa visione può addirittura risultare controproducente per le aziende”.

Ma perché la tradizione può essere una potente fonte di innovazione di prodotto per le imprese? Perché crea valore, dal momento che la tradizione consente alle imprese di suscitare sentimenti forti e positivi, aumentando così il valore di nuovi prodotti che incorporano le conoscenze passate e “cattura”valore, poiché la tradizione è una risorsa che non può essere facilmente replicata da altri, consentendo in questo modo di sviluppare innovazioni caratterizzate da un elevato livello di unicità con una riduzione dei costi di sviluppo e utilizzo.

Il vantaggio competitivo richiede una combinazione di buone strategie, forti capacità dinamiche e risorse difficili da imitare. La ITT consiste nel sfruttare le conoscenze temporaneamente distanti attraverso una serie di capacità dinamiche per sviluppare funzionalità e significati di nuovi prodotti. Spesso le imprese che generano innovazione dal passato sono imprese tradizionalmente familiari.

Dopo avere illustrato nel dettaglio le dinamiche che conducono questa tipologia di imprese a coniugare innovazione e tradizione attingendo alla propria storia imprenditoriale, Frattini ha citato sei casi di aziende che utilizzano la ITT – Aboca, Apreamare, Beretta, Lavazza, Sangalli e Vibram – e mostrando in che modo lo fanno:

  • attingendo alle fonti di conoscenza – tradizione dell’azienda stessa o del territorio in cui opera – secondo una conoscenza codificata o tacita
  • generando valore interiorizzando o reinterpretando la propria conoscenza
  • innovando attraverso la tecnologia o il design

Le imprese famigliari hanno nel proprio DNA questo tipo di processo, tramandando i valori di generazione in generazione per decenni e rappresentano l’ambiente ideale per osservare e studiare come la tradizione possa essere trasformata in una risorsa chiave per l’innovazione. Se le imprese familiari non innovassero semplicemente sparirebbero, invece sono presenti nelle economie di tutto il mondo con prestazioni comparabili a quelle delle imprese non familiari.

Frattini ha concluso il suo intervento applicando il modello della ITT anche alle startup che possono utilizzare la tradizione (del territorio ad esempio) per creare prodotti o servizi innovativi.

Dopo il selfie di rito il consueto aperitivo di networking per approfondire un tema… innovativo!