Club di Mentor: le startup chiave dell’innovazione

Club di Mentor: le startup chiave dell’innovazione

News - 04 Giugno 2018

L’Osservatorio Startup Intelligence del Politecnico di Milano è stato protagonista, lo scorso 30 maggio, del quarto appuntamento del 2018 con il Club di Mentor di PoliHub. Ricordando l’appuntamento con il secondo step del percorso per diventare Mentor, l’Entrepreneurship Lab, dopo il successo del corso “Entrepreneurship, Innovation & Startup”, Stefano Mainetti ha aperto l’incontro, lasciando subito la parola ad Alessandra Luksch, Direttore dell’Osservatorio Startup Intelligence, progetto di Ricerca innovativo che propone un calendario annuale di attività ricche di contenuti e confronti con coinvolgimento diretto delle organizzazioni aderenti in un’ottica di ampia diffusione della cultura dell’innovazione. Nelle ultime edizioni, l’Osservatorio ha reso possibile il censimento e l’analisi di oltre 6.300 startup italiane e internazionali e l’incontro con più di 120 di queste, coinvolgendo 30 tra le principali aziende italiane e alcune PA, e la pubblicazione di 18 Report di Ricerca e 6 Booklet.

Le startup hanno un ruolo fondamentale nelle economie mature perché rappresentano la chiave dell’innovazione”, ha esordito Alessandra Luksch. “Per le imprese sono strategiche perché incrementano l’innovazione digitale delle aziende, dato che spesso le soluzioni più innovative in ambito digitale vengono dalle startup; investono in R&D per vie esterne; arricchiscono il proprio “sistema di offerta; diversificano il proprio business; incrementano l’innovazione organizzativa perché investire in una startup significa, spesso, opportunità di individuare modelli e persone di alto potenziale già selezionate dal percorso di creazione d’impresa; infine, aumentano l’occupazione e il sistema economico, dato che le startup possono tramutarsi in imprese e creare occupazione e fatturato”.

Sono sempre più numerose le grandi imprese che investono in startup, da Apple ad Amazon fino ad IBM ed Enel, solo per citarne alcune. “In questi quattro anni l’Osservatorio ha svolto un lavoro di sensibilizzazione e ricerca. Abbiamo fatto anche attività di scouting, incontrando oltre 180 startup e costruendo una community che conta oltre 200 partecipanti ogni anno”, ha proseguito Luksch.

Alcuni effetti concreti di questo lavoro sono stati “la comprensione degli scenari evolutivi dell’innovazione, l’aumento delle opportunità di innovazione, l’avviamento di collaborazioni con startup, la sensibilizzazione delle organizzazioni rispetto alla cultura dell’innovazione e la condivisione di metodi ed esperienze con altri partecipanti al progetto”. Tutto ciò ha prodotto un’enorme quantità di dati preziosi e di informazione sul tema, attraverso articoli, infografiche, report e booklet di ricerca.

Le imprese che si aprono all’innovazione, portandola all’interno della propria struttura sono sempre più numerose. “La Direzione Innovazione deve abilitare progetti di innovazione, creare il contesto favorevole, introdurre modalità di misura e può farlo solo attraverso tre attività quella di Esploratore, che prevede la selezione e gestione di Partner, la Valutazione delle opportunità, il Pree-screening e lo scoutinge lo Sviluppo di Proof of Concept; quella di Evangelist, attraverso il Change Management e l’introduzione e lo sviluppo di nuove metodologie; e quella di Abilitatore, in cui si analizzano e valutano i risultati e si crea il contesto”.

La principale difficoltà per gli Innovation Manager è la cultura prevalente in azienda, la sindrome del ‘not invented here’ o del ‘si è sempre fatto così’ che è ancora peggio”, ha sottolineato Luksch.

Consapevolezza, disponibilità e role modeling sono le parole chiave da cui partire facendo attenzione alle trappole date dalle errate scelte di Marketing e Comunicazione, alle scelte di potere interno, all’assenza di condizioni di contesto organizzativo. Da evitare assolutamente il seguire le mode. Top commitment e cultura sono le leve strategiche su cui agire, insieme a informalità, cooperazione, cross fertilizzazione, ambidexterity, continuità, competizione, premialità, ambiente e tempo dedicato.

La docente ha poi concluso presentando alcuni dati relativi all’ecosistema digitale italiano.