“Avere l’idea non basta”. Fabio Cannavale e i ragazzi di Shooz spiegano perché

"Avere l’idea non basta". Fabio Cannavale e i ragazzi di Shooz spiegano perché

News - 04 Novembre 2015

Avere l’idea. Quella geniale, originale, che si discosta dalla massa. Se pensate che sia questa la chiave per fondare una startup di successo state sbagliando strada. E se i finanziamenti sono una commodity, l’idea di partenza non deve essere per forza originale restano le persone, ovvero la capacità di mettere insieme un team brillante, di circondarsi dei migliori della piazza. Ecco il cuore del secondo incontro del ciclo WHY NOT, che il 3 novembre ha riempito la sala Arena di PoliHub per parlare di quanto conta “Avere l’idea”.

Se ne è discusso con i tre ospiti Fabio Cannavale, fondatore e presidente di Volagratis e di Bravofly Rumbo Group, Edoardo Iannuzzi e Giacomo Puri Purini di Shooz, startup che produce una scarpa componibile e combinabile tutta made in Italy che rispetta l’ambiente dal 4 novembre 2015 presente anche sulla piattaforma Kickstarter.  “Ci sono talmente tante cose da copiare e raffinare, fare meglio degli altri, che non ha senso intestardirsi su un progetto mai tentato prima. Tra l’altro, se non è venuto in mente a qualcuno un motivo ci sarà”. E se a dirlo è Fabio Cannavale che nel 2004 fonda Volagratis con 10 mila euro di capitale sociale e dopo poco lo quota alla borsa di Zurigo per 600 e gli 800 milioni. “Io non ho avuto un’idea particolarmente originale – continua- ero appassionato di viaggi e di internet. eDreams prima e Volagratis poi sono nati da qui. Per me è stato fondamentale il timing. Ho lanciato il sito proprio mentre esplodevano la passione per internet e la ricerca dei voli low cost e per sfondare mi sono circondato del meglio. Non si deve fare nessun compromesso sulle persone”. Lo stesso concetto è ribadito anche dai fondatori di Shooz: ”Un prodotto simile al nostro esisteva già, noi lo abbiamo reso perfetto lavorando con cura maniacale su ogni dettaglio”.

Timing e team da mettere al primo posto quindi, ma l’Italia è il posto giusto per lanciarsi? Perché ci sono tante startup ma gli unicorni si contano sulle dita di una mano? “Serve cultura imprenditoriale, servono incubatori, farm, luoghi come PoliHub che insegnino cosa serve per fare startup, anche se un’esperienza all’estero secondo me rimane fondamentale”. E se i ragazzi di Shooz consigliano di diventare maniaci del dettaglio e di non rimandare l’idea di lanciare la propria startup mentre si studia “perché l’università è la miglior palestra”, Cannavale chiosa: “buttatevi in qualcosa che vi appassiona e poi fate, provate. Se non si tenta, e non si sbaglia, non si impara nulla”.