Analisi e spunti dal workshop: “Come essere interessanti agli occhi di un VC”

Analisi e spunti dal workshop: “Come essere interessanti agli occhi di un VC”

News - 23 Novembre 2016

Cosa serve a una società per fare colpo su un fondo di Venture Capital? Quali sono le regole da seguire durante l’approccio iniziale, gli errori da evitare e in generale la strategia migliore per provare ad ottenere un investimento? È più importante l’idea o il team? Quanto conta un’analisi di mercato approfondita?

A queste domande ha provato a rispondere Matteo Panfilo, Associate di United Ventures, durante il workshop dal titolo “Come essere interessanti agli occhi di un VC” svolto all’interno dell’“Advisory Program” di PoliHub. L’incontro è stato l’occasione per conoscere a fondo le dinamiche di uno tra i principali fondi di venture capital italiani, svelarne il raggio d’azione e raccontare le modalità di selezione con cui si scelgono le società in cui investire. Focalizzando soprattutto l’attenzione sui parametri più significativi presi in considerazione da un player che investe in capitale di rischio.

Matteo Panfilo United Ventures Polihub Advisory Workshop

«Siamo un fondo che gestisce circa 70 milioni di euro – ha esordito Matteo Panfilo durante il suo intervento  – focalizzato su aziende tecnologiche, che investe in imprenditori nuovi o seriali in grado internazionalizzare e far crescere la propria impresa».

Come buona parte dei fondi di venture capital che operano nel mercato delle società early stage, anche United Ventures fa della selettività il suo punto di forza: tra le circa mille opportunità di business con cui il fondo entra in contatto ogni anno, meno dell’1% diventa un investimento. Il motivo è principalmente da rintracciare in una serie di parametri e condizioni che United Ventures valuta quando si trova di fronte una potenziale opportunità d’investimento.

Seguendo l’ordine in cui lo stesso Matteo Panfilo li ha elencati, per United Ventures che effettua principalmente investimenti non-seed ma early stage, tra i parametri di valutazione di un’impresa al primo posto c’è il team. Una squadra ben strutturata, oltre alle competenze dei singoli membri, deve associare ambizioni, profondità, conoscenza del settore in cui opera e soprattutto visione di lungo periodo. Superato il primo step, la valutazione si sposta sul business e sulla market analysis. Conoscere approfonditamente il mercato in cui si vuole operare, nuovo o esistente che sia, e le sue logiche è una sana regola da rispettare per ogni impresa. Ecco perché ogni imprenditore dovrà porsi queste domande: quanto è e sarà grande il mercato in cui voglio operare? Dove si trova (geograficamente parlando)? Quali sono i trend attuali (è in crescita o no)? Quali sono i miei competitor e in cosa mi differenzio?

Fatto salvo il mercato si passa poi all’analisi del business model. Semplificando, è necessario sapere se e quali problemi risolve la società in questione, se risponde a un’esigenza di mercato già esistente e qual è il modello più adatto in grado di far generare revenue. Nell’ambito dei business digitali poi, su tre parametri i fondi di venture capital sembrano essere particolarmente attenti: il Life-Time Value, ovvero il valore di ogni cliente nel tempo, il CAC (Customer Acquisition Cost), ovvero il costo di acquisizione del cliente, e il Burn Rate, cioè la quantità di denaro che una società si aspetta di “bruciare” in un mese o in un certo ordine di tempo.

L’ultima fase, ma non meno importante, è quella finanziaria: qui ad essere presi in considerazione sono la valutazione, il timing anche rispetto alle strategie del fondo, il market momentum, l’expected return (ovvero i ritorni attesi sull’investimento) ed i termini dell’investimento. Tutte le fasi prese fin qui in analisi possono essere considerate propedeutiche all’investimento, tenendo presente però che, prima di concludere il processo, spesso è opportuno ricorrere anche ad ulteriori approfondimenti su alcuni di temi specifici con la cosiddetta due diligence.

Matteo Panfilo United Ventures PoliHub Advisory Workshop

In conclusione Matteo Panfilo ha ricordato che

«diventare soci significa optare per una relazione – un “matrimonio” – mediamente della durata di 7 anni, finalizzato a creare valore per i soci entro un determinato orizzonte d’investimento».

Per questo motivo è stato sottolineato come non tutte le imprese si devono rivolgere o sono adatte a un fondo di Venture Capital. Qualora si pensi però di “sposarsi”, allora è importante allineare sin da subito gli interessi e le aspettative in modo da creare una proficua e sana relazione.

Matteo Panfilo United Ventures PoliHub Advisory Workshop

Dopo l’ottima presentazione di Matteo Panfilo, l’evento si è concluso con un aperitivo di networking, dove i presenti hanno avuto l’opportunità di continuare con le domande sul tema.

#Staytuned per il calendario dell’Advisory Program del 2017!