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Agade: la sicurezza e la salute delle persone sul lavoro non sono più un peso (sulle spalle)

Startup Stories - 28 Febbraio 2022

Agade: la sicurezza e la salute delle persone sul lavoro non sono più un peso (sulle spalle)

La loro missione è rendere sostenibile il mondo del lavoro, attraverso una tecnologia robotica indossabile capace di assistere gli operatori durante le attività di movimentazione manuale dei carichi. Con oltre 8 milioni di finanziamento appena ottenuti dall’European Innovation Council (EIC) Accelerator, AGADE ha grandi progetti per il futuro come ci ha raccontato il CEO & Founder, Lorenzo Aquilante.

 

“Io, Mattia Tabaglio e Daniele Ramirez siamo founder che hanno sviluppato la tecnologia e che guidano la startup”, ci racconta Lorenzo Aquilante “Siamo tutti ingegneri meccanici. Io ho un PhD in ingegneria meccanica preso al Politecnico di Milano, loro sono stati miei tesisti per la loro tesi sperimentale della laurea magistrale in ingegneria meccatronica, nella quale hanno sviluppato la tecnologia alla base di AGADE”.
 

Dal settore biomedico a quello industriale

 

“L’idea nasce nel 2017, quando con Marta Gandolla,  socia della startup, ricercatrice del Politecnico di Milano, abbiamo iniziato a lavorare – io come ingegnere meccanico, lei come ingegnere biomedico –  allo sviluppo di un esoscheletro attivo per persone affette da distrofia muscolare, all’interno di una collaborazione interdipartimentale del Politecnico, guidata dai prof. Francesco Braghin e Alessandra Pedrocchi, anche loro soci della startup. Applicazione totalmente biomedicale che abbiamo testato sul campo. Da lì nasce l’esigenza di sviluppare un nuovo motore innovativo per rendere questi esoscheletri più accessibili economicamente, mantenendone l’intelligenza, ma rendendoli più leggeri e confortevoli. Sulla scia di questo obiettivo – che nel campo della robotica e degli esoscheletri è una sfida molto ambiziosa – nasce la tesi di Mattia e Daniele che ho seguito direttamente, e da cui è nata la tecnologia di AGADE, acronimo di Anti-Gravity Active Device for Exoskeletons. Durante l’anno di tesi hanno fatto un lavoro eccezionale, che ci ha portato, nel 2018, a partecipare e vincere Switch2Product. È stato l’inizio del percorso che ci permesso di capire che c’era la possibilità di fare un trasferimento tecnologico dalla ricerca al mercato. La nostra idea è nata in campo biomedicale, ma poi abbiamo intuito l’impatto che avrebbe avuto nel settore industriale, che è diventato il nostro mercato target , con l’obiettivo di fornire una tecnologia capace di assistere gli operatori durante le attività di movimentazione manuale dei carichi”.

 

Da allora ne avete fatta di strada…

 

“Nasciamo tutti nel bacino del Politecnico di Milano. Dopo S2P, nel 2019 abbiamo partecipato al programma di accelerazione. In quello stesso anno abbiamo anche vinto il Premio Manfredo Manfredi e siamo riusciti ad entrare in contatto con Poli360, nostro lead investor, chiudendo un round seed nel 2020, quando poi abbiamo fondato la società. Oltre al networking che ci ha offerto, PoliHub è anche socio di AGADE. Quasi a coronamento di tutto il percorso fatto insieme da quando non sapevamo nemmeno di voler diventare una startup“.
 

Una tecnologia capace di rendere più sostenibile e migliorare i luoghi di lavoro

 

“Oggi la nostra visione è quella di migliorare l’attività lavorativa normalmente eseguita senza esoscheletro, con l’obiettivo di rendere più sostenibile e migliorare il luogo di lavoro, impattando positivamente anche sulla qualità di vita delle persone, con una ripercussione diretta sull’efficienza della persona e del processo e, quindi, sulla produttività”, ci spiega Lorenzo. “Il primo ambito di applicazione è la logistica, ma in realtà stiamo applicando la nostra tecnologia anche sul manifatturiero e sul retailing. Attualmente stiamo lavorando con tre clienti pilota che appartengono a tre ambiti completamente diversi fra loro: Brembo, lato manifatturiero, Leroy Merlin per la GDO e CLO Servizi Logistici di Lega Coop per la logistica warehousing. Ogni giorno parliamo con aziende diverse perché ogni qualvolta c’è l’intervento umano per movimentare strumenti o semilavorati, anche nell’imballaggio, il nostro dispositivo garantisce  un minore affaticamento e una migliore efficienza nel turno di lavoro.
 

A dicembre oltre 8 milioni per sviluppare l’idea

 

“A fine anno abbiamo ottenuto un grande risultato: a dicembre 2021 l’EIC – European Innovation Council – Accelerator ci ha selezionati tra le 99 startup europee vincitrici, garantendo un finanziamento per portare sul mercato la nostra soluzione all’interno di un programma dedicato al trasferimento tecnologico. Abbiamo ottenuto l’accesso ad un finanziamento blended composto da una parte di grant – che utilizzeremo per completare lo sviluppo del prodotto – e una parte di private equity – che servirà a portare avanti le attività di scale-up e industrializzazione – per un totale di 8,3 milioni di euro“.

 

Come immaginate il futuro di AGADE? 

 

“La missione rimane sempre quella portare sul mercato soluzioni che permettano al mondo del lavoro di rimettere al centro e preservare le risorse umane, migliorando la sicurezza e la salute sul lavoro. Mantenere e valorizzare il know-how delle persone consente alle aziende di essere efficienti, sfruttando al meglio il proprio potenziale, e di avere un continuum tra le conoscenze pregresse da passare alle nuove risorse, in una sorta di scambio generazionale. Questa è una missione molto importante per noi. Inoltre, poiché la nostra tecnologia è stata sviluppata anche per abbattere i costi e rendere più accessibile questo tipo di dispositivi, un giorno vorremmo arrivare a vendere i nostri esoscheletri anche al mercato consumer e perché no, tornare nel campo biomedicale, quasi a chiudere un cerchio, tornando al punto da cui siamo partiti”.
 

Un ciclo di arricchimento e crescita

 

Prima abbiamo parlato di sostenibilità dei luoghi di lavoro. Cos’è per voi la sostenibilità?

 

“Nel nostro caso la sostenibilità si declina nel cercare di fare in modo che le risorse che vengono sfruttate trovino un modo per essere rivalorizzate. Si parla spesso di economia circolare: il nostro è un ciclo che permette di trarre beneficio dal capitale umano, ma anche di ridare benefici a  queste risorse, innescando un ciclo di valorizzazione. Io uso questa parola perché mi piace pensare che il valore che ricevo vada poi restituito, in un percorso di crescita e di arricchimento.  Tema fondamentale quello della crescita, che abbiamo imparato a conoscere e a mettere al centro nel nostro percorso imprenditoriale di startup innovativa”.

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