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Club di Mentor: focus sul biomarketing con Ph.E.E.L

Primo appuntamento dell’anno con il Club di Mentor di PoliHub. Dopo i saluti di Stefano Mainetti, CEO di PoliHub, e Claudia Pingue, DG di Polihub, che hanno festeggiato la terza posizione dell’incubatore nell’UBI Ranking, ringraziando tutta la community per avere contribuito al raggiungimento del risultato, Stefano Mizio, Head of Mentorship Program di PoliHub, ha introdotto il primo ospite del ciclo 2018: Lucio Lamberti, Professore Associato di Multichannel Customer Strategy presso la School of Management del Politecnico di Milano, visiting professor presso la Tongji University di Shanghai (Cina) e la Solvay Business School (Belgio), e Cofondatore e board member del laboratorio Interdipartimentale Ph.E.E.L. del Politecnico di Milano.

Proprio Ph.E.E.L. è stato il protagonista dell’incontro: nato dall’unione delle competenze di tre Dipartimenti d’eccellenza del Politecnico di Milano – quello di Elettronica, in Informazione e di Bioingegneria – il laboratorio si occupa studiare gli  aspetti non consci o non razionali della mente umana, fornendo dati oggettivi di natura biometrica e fisiologica a supporto dello studio delle reazioni degli individui a prodotti, servizi, interfacce ed esperienze.

“Nel 2013 si diceva che i Google Glasses sarebbero diventati un prodotto mainstream entro il 2016 ma nel 2015 sono state chiuse le vendite. Un caso di topiche al contrario è invece quello di Zalando, data per morta ancor prima di nascere. Per quale motivo succedono cose di questo tipo? Perché nel nostro cervello non tutto avviene razionalmente ma ha certamente effetti di grande impatto. Uno dei casi più eclatanti di vittoria dell’irrazionalità sulla razionalità è la vittoria di Trump alle ultime elezioni americane. Io ritengo si tratti piuttosto vittoria dell’ignoranza statistica sulla conoscenza statistica”, ha esordito Lamberti. “Rispondere nei sondaggi che si sarebbe votato Trump era la scelta più difficile, perché socialmente meno accettata. Il problema della psicometria è proprio quello di riuscire a misurare con le parole le emozioni, difficili da spiegare dal punto di vista razionale”. Lamberti ha proseguito raccontando alcuni esempi di fenomeni psichici non spiegabili scientificamente ma osservabili concretamente e con impatti sul reale per poi passare a illustrare come la contestualizzazione dei messaggi sia un ulteriore elemento che impatta sulla loro efficacia. “Le applicazioni di questo tipo di bias cognitivo sono moltissime. Se Starbucks vendesse soltanto le misure tall e grande, venderebbe solo tall. Con tre alternative l’alternativa intermedia diventa quella più attraente per il consumatore. Lo stesso avviene nel rapporto tra informazioni ed emozioni. È stato dimostrato mostrare il giornalista che raccoglie una testimonianza toccante in un’intervista crea un’empatia che consente di ricordare meglio i contenuti del servizio. Per la stessa ragione si tende a sopravvalutare gli eventi rari, più coperti dai media. È la ragione per cui le persone hanno paura di volare nonostante sia oggettivamente il tipo di trasporto più sicuro”. Lamberti ha poi messo l’accento sull’attenzione da avere nel porre correttamente le domande, tenendo conto sia dell’aspetto emotivo sia culturale dell’interlocutore.

È stato poi il momento della dimostrazione del funzionamento di Ph.E.E.L., con una demo sulle tecnologie basate su elettroencefalogramma, cardiografia, analisi dell’azione respiratoria e conducibilità della pelle e, infine, una dimostrazione diretta su eye-tracking e face recognition, attraverso cui Lamberti ha mostrato alcuni possibili campi di applicazione, rispondendo alle domande dei mentor.